R.A.M. 2011 giovani artisti a Ravenna | Abecedario della storia sotto il tappeto

Filippo Molinari | Vincitore Fotografia

LA MASCHERA DELL’ESILIO - FILIPPO MOLINARI NELLO SGUARDO DI DANTE.

di Elettra Stamboulis

Esiste una tradizione e una permanenza dell’esilio? Said interpretava la condizione dell’esilio
come uno spazio in cui praticare la critica. L’esilio e la memoria, diceva, vanno a braccetto.
E condizionano la modalità con cui si guarda al futuro, perché essa dipende dal modo con cui
ci approcciamo al passato. Nella permanenza dell’esilio dantesco che è data dalla dimora
funeraria del poeta fiorentino, proprio la condizione dell’espatriato per ragioni politiche
è stata spesso sommessa, detta sottovoce e non acquisita come elemento sostanziale della
volontà di attribuire un’identità dantesca alla città di Ravenna. Anche se nell’ultimo periodo
è stato scelto proprio D.A.N.T.E. come acronimo per il progetto SPRAR del Comune
di Ravenna che vede oggi fornire asilo politico a 45 persone. Uomini e donne il cui esilio viene
connotato con troppo facilità con altri nomi, con quasi titubanza nell’attribuire un termine
che ha una vocazione intellettuale a chi è fuggito dal proprio Paese non per scelta, ma per
l’impossibilità di essere cittadini.
Adorno sosteneva a sua volta che “le case sono sempre provvisorie” per l’esule e per il
profugo: la provvisorietà ha permesso a molti degli esiliati che anche in anni passati sono
stati ospiti silenziosi della nostra città di fare ritorno, il ritorno che, come diceva sempre
l’intellettuale palestinese, non può essere mai un ritorno totale e un rimpatrio definitivo,
perché l’esperienza dell’altrove ci cambia e torneremo lasciandoci alle spalle un altro passato.
Pochi in realtà sono rimasti, anche se Ravenna è stata terra ospitale in diverse occasioni negli
ultimi decenni, ed anche per questi la provvisorietà data l’esperienza della Terra – Patria
è diventata spazio in cui costruire una vita.
Nel lavoro di Molinari, che ha scelto di interrogare proprio questo nodo dell’abecedario del
rimosso, emergono tutti questi elementi, fermati in un’istantanea che non dimentica un’altra
delle qualità invocate da Said, ovvero l’ironia. Le immagini continuano ad essere interrogative
e non didascaliche. Il volto dell’Altro (con la maiuscola come voleva Lèvinas) è coperto dalla
maschera simbolica di un personaggio che evoca ibridazioni. La personalità della maschera
dialoga con la figura del protagonista della foto, fa emergere possibilità, radica la profondità
dei vissuti. Difficile infatti attribuire immaginario alle vite dei profughi, sempre costretti dal
cartellino che li ingabbia, da un passaporto simbolicamente bianco. La maschera, nella sua
teatralità e nel suo valore antropologico, restituisce spessore e narrazione, fa scattare una
reazione ironica. “E se fosse lui, Einstein, effettivamente esule, in questa provvisoria dimora
che capita nella nostra città?”. E se fossimo umani, troppo umani. La valvola dell’empatia
è spesso occlusa dalla potente colla del preconcetto, che agisce in positivo o negativo, non
prendiamoci in giro. Le fotografie di Molinari hanno valore euristico nel senso primo della
parola: ci fanno recuperare profondità e vissuto, attraverso lo scarto propulsivo dell’ironia,
che è un potente dispositivo di comprensione.
José Antonio Vargas, premio Pulitzer negli USA e uno dei più importanti giornalisti a stelle
e strisce, ha fatto il suo scoop più significativo dichiarando sul New York Times la sua
condizione di clandestino. Che è ovviamente cosa diversa dall’esilio politico, ma forse
dovremmo cominciare a ragionare in termini diversi di cittadinanza planetaria, di patria
terra per dirla con Morin. Nell’opportunità di essere altrove e creare relazioni e tracce sta la
possibilità della crescita, della disseminazione delle storie e l’implosione dei significativi del
visivo antropologico di Molinari, fotografo indagatore e costruttore di ponti.

Curriculum

 

Nato a Ravenna nel 1979. Dal 2005 porta avanti diversi progetti fotografici che studiano
il rapporto fra uomo e territorio. Collabora con l'editore Danilo Montanari con il quale
ha pubblicato alcuni dei suoi reportages, tra cui : “Ravenna : Physiology” (2007), stampato
all'interno della collana AVVISTAMENTI fotografia e ricerca 2, “Be a someBODY with a
BODY” (2008) e “LIDO ADRIANO porta d'Oriente” (2009). Sempre nel 2009 ha partecipato alla
collettiva “T, sguardo sui confini dell’identità di genere” catalogo stampato dalla casa editrice
Libri Aparte di Bergamo, ed è stato presente nel circuito del Primo Festival Internazionale di
Mosaico Contemporaneo con la mostra “Io, mosaicista”. I suoi ultimi lavori sono“Generazioni
in movimento” e “On Air”: questi progetti , rispettivamente, hanno come protagonisti ragazzi
stranieri residenti a Ravenna o affrontano il tema delle energie da fonti rinnovabili.

Filippo Molinari nell'Archivio - qui -